Platone, nonostante avesse teorizzato la superiorità della viva oralità nei confronti della lettera morta, consacrò quasi tutta la sua esistenza a quest’ultima, ossia alla filosofia come genere letterario: ecco perché ebbe a dire che la filosofia è esercizio di morte. Esercizio di morte – pertanto – è la filosofia, e non una filosofia qualunque, ma una filosofia messa per iscritto, ossia la filosofia quale arte.
Il corollario più o meno inquietante di ciò è che l’impulso artistico, allora, si situa più dal lato della morte che della vita, più sul versante apollineo che su quello dionisiaco. L’arte prepara alla morte. L’arte è il ponte fra la vita e la morte.