Di ogni cambiamento io registro la realtà solo per mezzo della memoria; solo per il ricordo ciò che era non è più e ciò che è non sarà. Il divenire non è che l’aspetto oggettivo di ciò che per il soggetto è la memoria. L’essere risiede laddove non c’è memoria. Il pensiero è l’essere perché il pensare è l’opposto del ricordare.
Red Or 21:56 on 13 novembre 2009 Permalink |
Caro triad, così scegli la strada difficile, la strada senza compagni illustri. Io rimango insieme ad Hegel ed Heidegger:
“Qualunque cosa tentiamo di pensare , e comunque la pensiamo, noi pensiamo nell’alveo della tradizione. E’ essa che domina quando, dal meditare, ci libera in quel memorare che non è più un pianificare”.
In fondo da Hegel o Heidegger non ci si deve aspettare alcun pensiero originale. Essi ripetono il gesto in cui finendo la filosofia, terminandola, si filosofa. Per entrambi vale che il pensiero non pensa che qualcosa che è stato già pensato.
Forse però tu sei con il Prometeo di Goethe, per il quale niente è stato e niente sarà, ma solo è: “Io sono eterno perché sono”, das driiben kann mich wenig kiimmern: dell’al di là non me ne frega niente. insostituibile è l’attimo. Unersetzlicher Augenblick.
Tuttavia pensatori del tempo come Hegel e Heidegger sanno che l’Istante eterno è solo la morte come nulla vuoto e indeterminato, puro essere che è puro nulla. E la fuggono, la morte, la dialettizzano. Per essi è la distensio animae il vero Attimo che dura. Ovvero memoria e promemoria. La dialettica è l’arte di non suicidarsi.
Triad 00:53 on 14 novembre 2009 Permalink |
Caro Red Or, io ne vedo – accanto a me – tanti illustri invece. E credo anche di intravederli tutti, quando proprio non mi sono davanti. Dico questo perché ritengo che la questione hegeliana e heideggeriana come filosofia del tempo sia apparente: farei firmare a Hegel quanto ho scritto, se volessimo davvero impegnarci. E questa è la strada difficile – che mi piace. Un grato saluto.